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Bambini di Caerano a scuola
Bambini di Caerano a scuola

Bambini

Bambini e giochi di una volta.

Bambini e giochi di altri tempi. Toni, bambino della classe 1934, ha vissuto un periodo difficile, quello della seconda guerra mondiale. I bambini allora non avevano timore neppure delle bombe. Bambini che a 8 anni camminavamo scalzi e si bucavamo i piedi con i chiodi arrugginiti (l’antitetanica era sconosciuta ai più) facevano il bagno in mutande nell’acqua limpida dei torrenti. Bambini che giocavano con i soldati tedeschi o i partigiani senza distinzioni.

Giochi da bambini

Bambini - Giochi

Bambini – Giochi

Chi può dimenticare i giochi più belli? Quante ore con la trottola, i soldatini di piombo (quelli di plastica cadevano facilmente). Il teatrino della marionette, i pili, le palline colorate che in tasca facevano rumore e ti dicevano chi aveva vinto di più. I tappi delle bibite con immagini di Bartali, Coppi, Magni, li usavamo nelle spiagge con piste contorte o circolari come un velodromo: facevamo anche il giro d’Italia a tappe. Così passavano giorni e settimane in estate. Che divertimento!!….. Trascorrevamo ore ed ore costruendoci carretti a rotelle ed i fortunati che abitavano in collina si lanciavano senza freni fin dentro i cespugli più in basso. Uscivamo a giocare con l’unico obbligo di rientrare prima del tramonto. Non avevamo cellulari… cosicché nessuno poteva rintracciarci!! La libertà assoluta.

Abiti per bambini

Ai loro bambini le mamme confezionavano in casa calze con il filo colorato, le camicie con la stoffa di paracadute, i pantaloni e i cappotti erano quasi sempre quelli dei parenti, papà o fratello maggiore. Abiti ritagliati, rimpiccioliti e ricuciti più volte. I tessuti spesso pizzicavano o erano troppo rigidi. I maglioni erano tutti rigorosamente fatti con i ferri. Pezzi unici. Per questo motivo la mamma ci riconosceva subito in mezzo a mille bambini che uscivano dalla scuola.

Sicurezza zero

Bambini che andavano in auto senza cinture di sicurezza, né airbag; ma chi aveva l’auto? Sia bambini che adulti viaggiavano all’aperto dietro il camion con il vento nei capelli. Le culle erano dipinte con vernici a base di piombo (!!). Nessun tappo di sicurezza per i bambini nelle confezioni dei medicinali, nei bagni, alle porte. In bicicletta non portavamo il casco. Bevevamo l’acqua dal tubo in giardino, invece che dalla bottiglia. Le bustine di Idrolitina per gasare l’acqua, sembravano una scoperta pazzesca, pari al bosone di Higgins. Saltavamo dal cancello, ci tagliavamo, ci rompevamo un osso, perdevamo un dente; nessuna denuncia o assicurazione per questi incidenti. Era capitato e la colpa non era di nessuno.

Bambini senza dietaAcqua idrolitina

Mangiavamo la frutta sugli alberi…degli altri, perché c’era più divertimento. Biscotti, pane olio e sale, pane e burro, bevevamo bibite zuccherate e non avevamo mai problemi di sovrappeso, perché non ci si fermava mai, sempre fuori a giocare. Le bibite si dividevano… bevendo dalla stessa bottiglia. Non avevamo Playstation, Nintendo 64, X box, Videogiochi, televisione via cavo con 500 canali, videoregistratori, dolby surround, cellulari personali, computer, chatroom e facebook su Internet. Si giocava dalla mattina alla sera con il cervello che girava a mille. La sera, finite le pile, si crollava davanti alla minestra di verdure, prese sul campo o nell’orto di casa.

Bambini e amici

Avevamo tanti amici. Si, tanti amici che venivano a mangiare da noi (a tradimento il più delle volte). Uscivamo, montavamo in bicicletta o a piedi fino a casa dell’amico, una suonata al campanello o si entrava senza bussare e uscivamo fuori a giocare. Fuori, ovunque senza un guardiano. Poi alla sera la mamma dalla finestra gridava: “Toniiiiii”!! …e qualche altra mamma ripeteva…Toniiii a casaaaa!!!

Ogni ora era un gioco nuovo: “...chi sa fischiare meglio con due dita“? Giochi con bastoni e palline da tennis a tutte le ore, e sopratutto palloni da calcio di duro cuoio e poi, dopo anni, palloni di gomma. Le punte delle scarpe erano sempre rovinate per i calci e le nostre ginocchia sbucciate, il moccolo al naso ed i vestiti sporchi di terra. “Ciao come ti chiami? Giochi?” …e partivano le squadre dopo un decisivo pari e dispari; non tutti venivano scelti per giocare!! Gli scartati (gli sfigati come si dice ora…) per questo trauma psicofisico  non ricorrevano allo psicologo. Era semplicemente la prima selezione della vita, superata cambiando gioco; magari giocavano con le femmine. Questa scelta si sarebbe rivelata decisiva qualche anno dopo, quando quelli che avevano giocato troppo a calcio si accorgevano che gli… “sfigati” conoscevano tutte le femmine più carine…!!!

Bambini a scuola

I bambini tornavano da scuola e andavamo a casa per il pranzo con tutta la famiglia (si, c’era anche il papà). A scuola alcuni studenti non studiavano e quindi ripetevano. Nessuno andava dallo psicologo, dallo psicopedagogo, o soffriva dei problemi moderni; semplicemente prendeva qualche sano scappellotto e ripeteva l’anno. Bambini completamente liberi, con fallimenti e successi, pienamente responsabili… Bambini che sono sopravvissuti alla guerra, al dopo guerra ed al boom economico. Questi bambini sono cresciuti e sono diventati adulti, uomini dei nostri tempi. Ma come hanno fatto? Non avevano lo smartphone, eppure la felicità e spensieratezza di quei tempi erano grandissime. I loro bambini saranno altrettanto liberi e felici?

Nella foto una scolaresca di Caerano san Marco 1956 – Festa di San Domenico Savio . Classi 1947-48-49. Nella foto: Don Cammilo Pasin, don Giovanni Tasinazzo, Gemma Gallina, Ersilia Giacometti e i bambini: Gino Facin, Gianni Desti, Lucio Bonora, Gianni Bresolin, Sergio Scattolin, Gianni Calzamata, Ernesto Bordin, Franco Danieli, Giorgio Piccoli, Evaristo Pellizzari, Giorgio Breda, Orlando Brombal, Franco Menegon, Dino Menegon, Guido Menegon, Luigino Fava, Sandro Precoma, Morlin, Favretto, Graziano Gallina, Luciano Bordin, Ivo Volpato, Giordano Piovesan, Walter Martignago, Tiziano Piovesan e altri.

Altre foto nel sito http://www.destigianni.com/nomiscolaresche1900.html

Leggi anche il libro in dialetto veneto: “A vita Vera” di Luigino Troncon

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Copertina A Vita Vera di Luigino Troncon

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