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Fortilizi della Prima Guerra Mondiale
Fortilizi della Prima Guerra Mondiale

I forti della Grande Guerra

I FORTILIZI DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

Forte Interrotto

È interessante sapere che il primo colpo di cannone della Grande  Guerra partì dal Forte Verena il 24 maggio 1916, e segnò l’entrata in guerra dell’Italia contro le truppe Austro-Ungariche.

Come ci ricorda la canzone:

lI’ Piave  mormorava/
calmo e placido al passaggio/
dei primi fanti il 24 maggio: /
l’esercito marciava/
per raggiunger la frontiera/
e far contro il nemico (3) una barriera…..”,

dal 24 maggio 1915,e fino al 4 novembre 1918 l’altopiano dei sette comuni fu teatro della Resistenza Italiana.

Per contrastare lo sfondamento degli imperi Centrali nella pianura padana gli italiani si attestarono sui forti Corbin, Campolongo, Verena e Lisser mentre le truppe austriache si bloccarono sui forti Belvedere, Luserna, Verle e Spitz Vezzena.

Siamo ancora in provincia di Vicenza ma ai confini con il  Trentino. Ancor oggi  possiamo percorrere le mulattiere, i tunnel  ed i camminamenti percorsi dai nostri soldati e salire fino ai fortilizi ed alle trincee. Uno dei più accessibili, a 1400 mt. è il Forte Interrotto e si raggiunge da Camporovere di Roana nell’Altipiano dei sette Comuni. Si tratta però di una costruzione della metà dell’800 utilizzata durante la grande guerra più come punto d’appoggio che di difesa in quanto progettata più simile ad un “castello” fortificato e non certo in grado di difendersi dai potenti obici messi in campo. Caduta in mano alle truppe austro-ungariche, come molti altri forti, solo recentemente (2011) l’ex fortezza è stata restaurata e in parte riedificata, permettendo una visita che restituisce più correttamente le concezioni costruttive ottocentesche e la funzione di caserma-osservatorio. Al piano terra si trovano una guardiola, il deposito dei viveri, la cucina, il deposito per il legname, l’alloggio per la guarnigione, l’armeria e la stalla. Da metà luglio a metà settembre, al Forte Interrotto, è in programma “Sogno Interrotto”, una serie di spettacoli, incontri, ed eventi artistici.

Fortilizi della Prima Guerra Mondiale: Forte Verena

Con l’annuncio dell’ingresso in guerra dell’Italia, il 23 maggio 1915, i fronti aperti diventano sette: orientale, occidentale, meridionale (austro-serbo), Caucaso, Gallipoli, mesopotamico e appunto austro-italiano. Si combatte anche in Africa orientale, Africa centrale (Camerun), Africa sud-occidentale e Persia.

Alle 4 del mattino del 24 maggio dal forte Verena, sulla linea del confine italiano con il Trentino austriaco, parte il primo colpo di cannone diretto verso Forte Verle presidiato dagli austro-ungarici distante 8 km. All’alba il nostro esercito attraversa l’Isonzo.

Aerei austriaci sorvolano le coste adriatiche, sganciando bombe su Venezia e Brindisi.

Ecco perché il Forte Verena è il più tristemente noto fra quelli dell’Altopiano dei sette comuni di Asiago, un simbolo della Grande Guerra 15-18 cui si può salire con la seggiovia che dal rifugio Verenetta porta alla cima del monte, anche se da Casara  di Campovecchio il percorso è facile e piacevole. E’ raggiungibile, in bici o a piedi, con una bella stradina sterrata che sale alla Croce del Civello e al Bivio per malga Quarti.

Il “dominatore dell’Altopiano” è così chiamato per la sua posizione strategica, più in alto degli altri Forti. Questo non gli ha impedito di essere molte volte colpito e danneggiato anche nella sua struttura non certo solidissima in quanto costruita senza armatura adeguata, e realizzata con cemento e ghiaia.

Il compito si difesa era affidato al Verena, considerato la maggiore opera fortificata italiana, data la sua collocazione a 2019 m. dalla quale poteva agilmente battere le opere corazzate avversarie di Spitz Verle, Busa Verle e Luserna.

L’opera, dal punto di vista architettonico era uno stretto banco di calcestruzzo rettangolare, lungo 60 – 80 metri, a due piani. Il primo ospitava la batteria composta da 4 cannoni da 149 mm in cupola corazzata girevole Schneider, disposte in linea, ad interasse di 10 metri e all’estrema destra sorgeva la cupola corazzata osservatorio con il compito di controllare il terreno circostante. Al pianterreno sorgevano i vari servizi del forte, magazzini, ricoveri per il presidio, cucine, infermeria ed altro.

Il forte tutt’intorno era circondato da un fossato e per la difesa ravvicinata; si avvaleva di 4 mitragliatrici in casamatta e di due batterie da 75 mm a est ed ovest. In posizione defilata, non visibile dall’avversario si trovava la polveriera e la caserma in grado di ospitare circa 200 uomini. Era quindi un avamposto di notevole importanza che nulla potè quando venne colpito dagli austriaci  con obice da 305 mm.

Rimasero uccisi tre ufficiali e 32 soldati. La causa della morte di tutte queste persone fu l’ammassamento di tutti gli uomini presenti all’interno dell’opera che si erano ritirati nel locale deposito dei proiettili; durante il bombardamento il proiettile entrò nell’opera sotto la terza cupola,  facendo crollare la volta del locale e uccidendo così i militari.

Ora i resti sono visibili grazie ai recenti lavori di ripristino.  È un suggestivo luogo da cui godere dello spettacolare panorama. Si possono osservare le caserme che si trovavano più in basso rispetto al forte vero e proprio, le casematte adibite a deposito armi, le postazioni delle batterie e le cupole dove erano stati posizionati i cannoni da 149 mm.

Speciali Prima Guerra Mondiale

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