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Guido Alessi

Guido Alessi, Medaglia d’Oro al Valor Militare.

La Storia del Risorgimento italiano pullula di commoventi figure di patrioti, animati da un amor di Patria così profondo da indurli ad anteporre sempre e comunque il bene d’Italia alla loro salvezza personale.

Ma se simili figure si stagliano tutto sommato abbastanza isolate nell’ambito del Risorgimento ottocentesco, durante il quale l’idea dell’unità nazionale apparteneva ancora a ristrette élite, non altrettanto si può dire della Grande Guerra: migliaia di Italiani di ogni censo accorsero volontariamente a vestire l’uniforme grigioverde del Regio Esercito, spinti unicamente dal desiderio di servire la Patria, come si diceva allora.

Moltissimi di loro non tornarono a casa, consegnando alla Storia imprese il cui ricordo sta ormai tristemente svanendo.

Uno di questi Uomini è Guido Alessi, tenente di fanteria, Medaglia d’Oro al Valor Militare, alla cui memoria è dedicata la Presa II del Montello.

Possiamo senz’altro parlare di Guido Alessi come di un predestinato, figlio com’era di un garibaldino e nipote di un bersagliere di Porta Pia, a Roma nel 1870, entrambi decorati di Medaglia d’Argento.

La sua epopea di combattente inizia a vent’anni, durante la Guerra di Libia del 1911-12; congedatosi, ottiene un impiego di notevole livello nell’amministrazione del Ministero degli Interni.

L’arruolamento

Nelle giornate del “radioso Maggio” 1915, allo scoppio della Guerra, chiede il permesso di arruolarsi e gli viene risposto che la sua parte la farà continuando ad assolvere gli obblighi connessi alla sua funzione: senza tergiversare, Guido rassegna le dimissioni per telegramma, spiegando laconicamente “Quando l’Italia è in guerra, io devo essere al mio posto”.

Da quel momento, quanto resterà della sua vita, sarà indissolubilmente legato alla sua uniforme e al suo ineluttabile, consapevole, destino di Patriota.

Come molti altri giovani dotati di istruzione superiore, condizione allora rara, gli vengono attribuiti i gradi di sottufficiale e inizia così la sua guerra come caporalmaggiore.

La sua ferrea convinzione di dover dare tutto alla Patria gli infonde una determinazione sovrumana e non c’è combattimento al quale egli non partecipi in prima fila, uscendone sempre miracolosamente illeso.

Trascorre i primi due anni di guerra sul Massiccio del Col di Lana, trovandosi coinvolto in scontri sanguinosissimi, nei quali si distingue oltremodo.

Tanto ardore gli fa ottenere la promozione sul campo al grado di tenente.

Come abbiamo visto, già una volta aveva ricevuto l’opportunità di sfuggire alla guerra, grazie al lavoro ministeriale e l’aveva rifiutata; nel luglio del 1917, caso più unico che raro, la Fortuna bussa di nuovo alla sua porta, sotto forma di un ordine perentorio del Ministero che gli intima di riprendere il suo posto.

Chiunque, dopo esser sprofondato all’inferno per due anni ed essere riuscito a uscirne, avrebbe colto l’occasione e grato al cielo si sarebbe spogliato per sempre della divisa, con la legittima convinzione di aver già dato e non poco.

Guido Alessi, il Patriota

Chiunque, ma non Guido Alessi, il Patriota predestinato.

Infatti, non appena le notizie di sfacelo provenienti dal Friuli consentono al popolo italiano di comprendere appieno l’enorme portata della disfatta di Caporetto e il pericolo mortale che vi si annida, Guido abbandona ogni indugio e, rassegnando irrevocabilmente le proprie dimissioni, si affretta a rientrare nella sua seconda pelle, il Grigioverde.

Egli non lo può sapere, ma in quel momento inizia un inesorabile conto alla rovescia…

Subito viene inviato sul Massiccio del Grappa e combatte in quell’officina della Morte che si chiama Monte Asolone, ma riesce, per un’ultima volta, a ingannare la nera signora.

Giungono infine i giorni del Destino, quegli otto fatidici giorni giorni, tra il 15 e il 23 giugno 1918.

Guido Alessi è Aiutante Maggiore nel 39° Reggimento Fanteria della Brigata Bologna.

Il 19 giugno, allorché con eccessiva fretta il Generale Pennella ordina il contrattacco generale sul Montello, il 39° Reggimento riceve l’ordine di avanzare lungo la Presa VII, ma viene subito fermato dalle fanterie bosniaco croate.

Al solito, Guido combatte senza risparmio e viene ferito una, due volte.

Per la terza volta nella sua vita di soldato, ha l’opportunità di uscirne, facendosi trasportare indietro, ma non è da lui; faticosamente, si rialza e torna alla testa dei suoi soldati, ma ormai è ora che il destino si compia.

C’è una terza pallottola che lo sta aspettando, porta scritto il suo nome e va dove deve andare.

A Guido Alessi resta solo un alito di vita, quanto basta per lasciargli mormorare parole immortali: “Non pensate a me, avanti sempre per la grandezza della Patria. Compagni, oggi abbiamo vendicato Caporetto”.

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Stele di Guido Alessi a Nervesa della Battaglia (TV)

Michele Boscato

Michele Boscato
Avvocato trevigiano, cultore di storia e di umanesimo.

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