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Intervista a Davide Lopopolo

Intervista a Davide Lopopolo

Davide Lopopolo, Quando la fotografia incontra l’arte (per caso)

Meglio tardi che mai. quando l’arte chiama, si è costretti a rispondere, a qualunque età

Se il cinema è unanimemente riconosciuto come la settima arte, la fotografia lo tallona da molto tem­po. E, a quanto pare, anche il mercato italiano – sempre in ritardo rispetto al mondo – si è accorto che investire in fotografia è il modo per possedere un’opera d’arte senza spendere cifre da capogiro. Escludendo naturalmente i grandi nomi come Diane Arbus, Richard Avedon o il nostro Gabriele Basilico, quotati da 20mila a 400mila dollari e più.

Esiste però un mercato – che viaggia fuori dallo schema artista-galleria-collezionista – nel quale scommettere su talenti giovani e meno giovani, e che consente di portare a casa un’opera che, come diceva Picasso: “…scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni”.

Nessuno garantisce che l’investimento si riva­luterà, ma ciò che conta è possedere qualcosa che trasmetterà un’emozione, uno sguardo di­verso su un mondo che non siamo più abituati a osservare con attenzione.

L’autore di cui parliamo, non è certamente un “giovane talento”.  Semmai un talento tardivo o, come di­­ce lui, un talento dormiente che ha deciso che è giunta l’ora di mostrare le sue opere.

  • Davide Lopopolo, come mai solo adesso?

In realtà ho sempre vissuto da creativo – illustratore, art director – ma la mancanza di tem­po, mi ha costretto a relegare in un angolo del cuore la voglia, anzi, il bisogno di esprimermi liberamente.

  • E ora?

Ora, la necessità di esprimere il mio pensiero ha preso il sopravvento. O forse sono le idee che hanno deciso che è arrivato il momento giusto. E anch’io sento che ciò che faccio ha raggiunto una maturità e un’originalità degne di essere presentate.

  • Mostre, recensioni, critiche?

Non amo quel mondo. Non mi piace scendere a compromessi. Preferisco essere un artista a chilometro zero, saltare gli intermediari, parlare direttamente a chi guarda.

  • Ti va di parlarci dei tuoi lavori, di come sei arrivato a produrre serie ben distinte, ma articolate secondo una logica ben precisa?

Sono convinto che un’opera non debba essere spiegata o mediata dall’occhio altrui. Se trasmette emozioni (positive o negative), o ci tra­­scina per un attimo in un altrove al quale non avevamo mai pensato, ecco che ha raggiunto il suo scopo. Riguardo alla serie Unexpected Urban Art, tutto è nato per caso. Mi sono accorto che spesso la segnaletica stradale presenta – se vi­sta in un certo modo – molte attinenze con i lavori di  artisti contemporanei e non; Pollock, Burri, Mondrian. Come se qualcuno si fosse divertito a riprodurre  una galleria d’arte su asfalto. Altre serie, come  Street Photography Against Privacy Policy, sono invece una protesta contro una legge sulla privacy terribilmente severa con il singolo, ma incredibilmente permissiva nei confronti di quelle multinazionali che conoscono ogni piega della nostra personalità e dei nostri gusti. Ecco il perché di quelle pecette sui volti.

  • Quotazioni e vendite?

Essendo convinto che l’arte non debba essere privilegio di pochi, metto in vendita le mie fotografie – stampate in Fine Art – intorno ai 300 euro. Privilegiando anche quel rapporto tra chi crea e chi compra, che in galleria è im­possibile trovare.

  • Quindi come trovarti o contattarti?

Ho una pagina su facebook fresca fresca, una su Behance e una mail alla quale fare riferimento per qualsiasi informazione. A breve andrà online un sito  in cui, oltre alle fotografie, ci sarà anche qualcosa di diverso. Ma di questo magari ne parleremo la prossima volta.

Davide Lopopolo – Contatti

  • davide.lopopolo gmail.com
  • www.behance.net/Davide-Lopopolo
  • www.facebook.com/davidelopopoloarte

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