Home / Arte / Pittori Dimenticati: Ippolito Caffi
ippolito caffi, pittore
Ippolito Caffi pittore

Pittori Dimenticati: Ippolito Caffi

IPPOLITO CAFFI: La pittura di veduta

Ippolito Caffi è una personalità complessa di artista nel Risorgimento italiano: è legato alla tradizione veneziana che poi abbandona nel suo soggiorno a Roma, dove riceve le influenze più internazionali ravvivando il gusto della pittura di veduta. Trova il favore del pubblico con l’opera “Carnevale di Roma” ovvero “I Moccoletti” che deve replicare quarantadue volte. Nasce a Belluno nel 1809 e frequenta l’Accademia di Venezia dal 1827 al 1832 insieme con artisti come Teodoro Matteini e Tranquillo Orsi. Ippolito Caffi è un pittore viaggiatore tanto da toccare Grecia, l’Asia Minore e l’Egitto, venendo in contatto con la pittura inglese e francese e ne rimane affascinato: dipinge vedute esposte a Roma nel 1845. Uomo molto attivo nell’interesse civico e politico; si arruola per partecipare ai moti dell’epoca.

L’evoluzione pittorica nei segni e nei colori è molto lenta ma perpetua, e la concezione dello spazio prospettico, conosciuto presso l’Accademia di Venezia, si libera e si apre a nuove vedute.

Il Caffi ha una personalità autentica, fervida e inquieta, amante del suo mestiere rivela a volte limiti singolari di temperamento dovuti al suo gusto fortemente legato alla tradizione, impostazione artistica che però non è una chiusura, infatti, è pervaso di momenti di libero abbandono nel distinguersi nella pleiade dei vedutisti dell’epoca per un finissimo tocco pittorico, ricco di un sincero fluido poetico.

Possiamo ammirare il suo segno quando nel 1841 decora la sala romana del Caffè Pedrocchi di Padova.

La pittura di Ippolito Caffi

Benedizione papale in piazza S. Pietro” presso il Museo di Roma è l’opera dalla quale si trae l’espressione maggiormente artistica e importante della pittura di Ippolito Caffi. Le parole di Mary Pittalunga, tratte dalla monografia del pittore, convalidano ancora oggi il parere critico su questa importante fase artistica romana del Caffi riconoscendo come la produzione degli anni 1844 – 1848 e quella del decennio successivo, rappresentino uno dei punti d’arrivo dell’operosità caffiana, svoltasi in un “milieu” ricco come quello romano, per quanto concerne la pittura di paesaggio, dei fenomeni impliciti nelle correnti internazionali.

La produzione pittorica romana del Caffi è considerata qualitativamente notevole.

La vita del Caffi è politicamente agitata, tanto che, dopo essere stato prigioniero ed esiliato, nel 1866 si imbarca a Taranto per seguire da una nave della marina militare la campagna navale contro l’Austria e il 20 luglio, testimone della battaglia di Lissa, muore affondando con la “Re d’Italia”.

Mary Pittaluga – (Milano 1891 – Firenze 1977) – Storica dell’arte

Storica dell’arte concentra i suoi studi sulla produzione artistica italiana del XIX secolo. La sua attività si sviluppa intorno all’arte rinascimentale italiana; è allieva di Lionello Venturi presso l’Università di Torino.

Insegna a Firenze e contemporaneamente si materializza una fervida attività di pubblicazione di testi sulla storia dell’arte: tra i numerosi titoli citiamo per conoscenza “La pittura italiana del 400”, “L’architettura italiana del 400”, “La scultura italiana del 400” e due volumi della “Pittura italiana del 500”.

Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale si concentra sull’arte italiana del XIX secolo. Dal 1971 pubblica un volume sul pittore Ippolito Caffi, oltre ad altri volumi e articoli apparsi su varie riviste culturali dell’epoca.

Libri Su Ippolito Caffi

Gianni Fellissent

Gianni Fellissent
Antropologo

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*