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Sport in Carcere

Carcere e Sport: sistema valido per educare?

Carcere e Sport, come coniugare queste due cose? Può essere lo sport un valido aiuto per la educazione dei minori? Un sano narcisismo può allontanarlo da brutte abitudini come l’alcol e la droga?

Era il 1996 ed avevo appena concluso gli studi universitari di scienze motorie. Mi venne data la grande opportunità di vivere un’esperienza di insegnamento in particolare di preparazione fisica presso l’istituto minorile penitenziario di Casal del marmo a Roma.

In carcere ho avuto la possibilità di entrare in contatto con ragazzi detenuti che avevano commesso da piccoli a gravi reati dall’età di 12 anni sino ai 18.

Il mio compito era interagire con loro, allenarli in palestra, avviarli alle varie specialità di atletica leggera e organizzare delle partite di calcio.

L’esperienza è stata molto forte e mi ha fatto capire che questi ragazzi molte volte hanno una marcia in più rispetto alle altre persone. Questa marcia però spesso è stata usata nella direzione sbagliata.

A proposito di motivazione uno di loro una volta mi chiese di preparargli una scheda di allenamento in palestra, perchè voleva aumentare la massa muscolare e dopo avergli consigliato di allenarsi seguendo le mie indicazioni per massimo 3 sedute settimanali, gli dissi che avrebbe ottenuto i risultati desiderati dopo un minimo di 6 mesi.

Questo ragazzo si allenò ogni giorno, oltre che in palestra con me, anche nella propria cella sostituendo i manubri e il bilanciere con la branda di ferro e trasformando gli esercizi adattandoli alla situazione.

Il risultato fu che riuscì a aumentare la propria massa muscolare in breve tempo e cioè in appena due mesi, con allenamenti intensi e totalmente privi di recupero. In Questo modo rischiò degli infortuni, ma grazie al suo forte fisico e alla sua giovane età di 16 anni, riuscì ad ottenere il risultato voluto seguendo principalmente la sua motivazione.

Questo atteggiamento ci deve far riflettere su quello che può essere in grado di fare anche chi ha scelto la strada sbagliata non solo per propria decisione ma anche per il contesto in cui vive.

È molto difficile riuscire a stravolgere l’educazione di chi è cresciuto in questi ambienti ma lo sport può essere un’arma importante a nostro vantaggio.

Mettere nelle condizioni un giovane di innamorarsi del proprio fisico all’insegna di un sano narcisismo può allontanarlo da abitudini che possono risultare deleterie per la propria salute mi riferisco cioè a vizi come l’alcol e la droga.

Se qualcosa si può fare è possibile solo in questa fascia d’età cioè tra i 12 e i 18 dove ancora ci sono degli spiragli aperti.

In carcere organizzavamo anche delle corse campestri o meglio la partecipazione di questi ragazzi a delle corse campestri ufficiali che si tenevano nelle ville comunali di Roma. Per poter partecipare a queste corse bisognava allenarsi e raggiungere determinati risultati all’interno del carcere, poiché avrebbero partecipato solo i migliori. E qui che si vedeva subito il rinunciatario da chi invece credeva nella possibilità di cambiamento.

Quello che mi viene spesso in mente in conclusione è il confronto di un dodicenne figlio della buona società, intelligente, colto, onesto, ma a volte ingenuo e poco reattivo e un dodicenne che invece è in carcere con mille difetti, ma “sveglio” come un adulto.

Rifletto sui pregi e i difetti di entrambi e come si possa creare un modello ideale prendendo il meglio dei due.

Il Carcere e lo sport insieme mi hanno fatto riflettere.

Gianluca Carbone

Gianluca Carbone

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