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Villa Wassermann: Intervista al maestro Giovanni Cilluffo

Villa Wassermann: Chiude il Teatro

Villa Wassermann: 77 giornate di teatro, 15 concerti, 16 incontri culturali, 25 laboratori, 15 esposizioni, ospitate 76 compagie professionali di danzamusica e teatro. Queste sono solo alcune delle attività più importanti della gestione del maestro Giovanni Cilluffo. Nonostante ciò il geometra Maurizio Cavallin, ( nuovo sindaco di Giavera con 1.217 voti) non ha rinnovato il contratto ed ha spento le luci di villa Wassermann. Intende affidare la gestione della villa alle associazioni ed al volontariato in regime di autofinanziamento. Ci sono state spese pazze? No. Il costo dal 2009 ad oggi è stato di 29.000 euro. Molti considerano l’attuale gestione puro volontariato. Allora perché un altro teatro chiude? Lo chiediamo al maestro Giovanni Cilluffo.

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Il maestro Giovanni Cilluffo.

Maestro Cilluffo, qual è stato secondo lei il motivo per cui il Teatro della Villa Wassermann è stato chiuso?
Anche questa volta posso dire che un buon ciclo sia finito, con il cambio politico e l’insediamento della nuova amministrazione Cavallin, che senza tanti preamboli mi ha licenziato seduta stante, ma anche ha tolto un lavoro costante agli artisti professionisti della compagnia Kalsa Compagnia, ma questo penso che non ne tenga conto perché fare arte per loro è un passatempo, ma soprattutto non aver visto e sentito la nuova delegata alla cultura, perché non esiste più al comune di Giavera un Assessorato, in fondo la cultura a che serve.
Le cause devo dire che sono sempre le stesse 35 anni che opero nel territorio Veneto, di cooperazione con enti pubblici che hanno prodotto esperienze importanti, come a Caerano di San Marco (TV), con la Fondazione Villa Benzi e 10 anni di rassegne teatrali e iniziative artistiche di ogni genere; quindi a Nervesa della Battaglia (TV), esperienza culminata nella rassegna estiva Flussi Mediterranei che a suo tempo aveva raggiunto una ripercussione a livello nazionale e, infine, a Giavera del Montello (TV), con l’interessante evoluzione dello spazio di Villa Wassermann. Tutte sono andate a sbattere contro un licenziamento in tronco, ritenuto ovvio dalla controparte, nel momento in cui chi la pensava diversamente ha preso le redini dei comuni. Il problema non è certo il fatto di pensarla diversamente, ci mancherebbe. Il problema è il non saper essere differenti e il non essere in grado di andare al di là dello schieramento politico. Quanto seminato dall’“altro” va immediatamente estirpato, senza opzione di riciclo.

C’è un momento particolarmente bello che si ricorda durante la direzione del teatro della Villa Wassermann?
Il momento più interessante artisticamente e di sfida, quando abbiamo nel 2009 iniziato a collaborare con l’Amministrazione del Sindaco Fausto Gottardo e la sua giunta, affidandoci la gestione artistica di Villa Wassermann, a quei tempi ancora tutta da restaurare, ma, con tutto ciò in vecchie stanze con calcinaccio siamo riusciti a produrre spettacolo e performances artistiche di diverse discipline, ma, soprattutto la partecipazione e collaborazione di persone che davano il loro contributo per organizzare lo spazio e renderlo accogliente al pubblico e a bellezza era nella trasformazione continua della Villa.
E’ una grave perdita la chiusura di Villa Wassermann, non solo per il territorio di Giavera del Montello e della provincia trevigiana, territorio con il quale la residenza teatrale dialogava strettamente, quanto piuttosto per il mondo teatrale e culturale. Fucina di idee, promotrice di eventi mai banali e sempre sapientemente intrecciati all’attualità culturale ed artistica, con lo sguardo rivolto al domani e all’oltre, nell’allargamento di confini mentali e fisici, territoriali e intellettuali, villa Wassermann ha rappresentato durante gli anni della propria attività valido punto di riferimento di artisti, Compagnie, associazioni culturali da un lato, nonché raro esempio di illuminata sensibilità politica dall’altro, nella convergenza di obiettivi da parte di un’Amministrazione Comunale attenta ai bisogni non solo materiali dei propri cittadini, perchè preoccupata anche di una loro crescita morale ed interiore.

Perché c’è poca attenzione verso la cultura nella Marca?

Penso di capovolgere la domanda cosa si intende Cultura nella Marca, per tante Amministratori, la parola “CULTURA” sta indicare sagre, pali, etc., se guardiamo in giro vediamo assessori alla cultura, che non hanno nessuna conoscenza di cos’è fare cultura, ne ho incontrati tanti nella mia carriera, rimane per risorse e credibilità all’ultimo punto dei bisogni del cittadino, in quanto concepita come passatempo no come momenti di crescita civile e intellettuale dell’individuo. Poi c’è un altro versante tipico del Veneto, rispetto ad altre regioni italiane, dove tanti enti e organizzazioni hanno inculcato e proposto il concetto di cultura nello specifico quella teatrale, le compagnie amatoriale che il loro scopo e solo di divulgare un teatro d’intrattenimento, in più senza oneri di contributi enpals, permessi di agibilità, e diaria giornaliere, certo bene che ci siano, ma, non diventi questa cultura solo perché far numeri. Questo porta a tante persone che studiano si formano che producono con passione e ne fanno il loro lavoro, anche qui tocca emigrare per essere riconosciuti del loro continuo e costante lavoro di attori e danzatori. E pensare che la Treviso e provincia sino agli ani 90, era un centro vitale di ricerca sperimentazione in tutti i settori culturale, dopo il concetto populismo dell’amministrazioni, gli interessi economici speculativi di certi organi organizzativi, hanno fatto assopire gli interessi della popolazione.

Cosa c’è nel futuro del Maestro Cilluffo?
Il mio lavoro è sempre in continuo evolversi, gli spazi sono importanti certo ma non vitale per un creativo, nuove proposte sono arrivate sto e stiamo valutando con la compagnia il da farsi. Ricominciare è sempre una scommessa, credo che porti sempre qualcosa di nuovo e interessante, ho il sostegno del mio pubblico amico, ho ricevuto tanta solidarietà dall’Italia e dall’ estero e questo per me diventa una forza motrice, un dovere di continuare a portare nel mio piccolo con il mio lavoro poesia e coscienza civile. Per il momento rimarrò in Veneto per la creazione della nostra nuova produzione che debutterà a breve con Orlando di Virginia Woolf. Poi l’idea di continuare la mia esperienza all’estero.

Foto di copertina: Diletta Bisetto.

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