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Erminia Foltran Carpenè: una vita pe la musica

Erminia Foltran Carpenè: una vita per la musica

Sono passati tanti secoli ma conserva ancora tutta la sua freschezza e ricchezza del suo significato un pensiero di Platone il quale, riferendosi alla professione di maestro, così si esprimeva : “ Fra le grandi cariche dello Stato non ce n’è alcuna che sia più nobile e sacra di questa”. Questo concetto si inserisce perfettamente nella storia e nel significato artistico della maestra Erminia Foltran Carpenè (1876-1972) pianista ed insegnante, che si dedicò con amore e dedizione alla sua passione per la musica e alla sua gloriosa scuola pianistica che raggiunse il traguardo degli ottant’anni di intensa attività didattica, impartita spesso gratuitamente. Lezioni di musica, lezioni di crescita artistica, lezioni di vita, lezioni di stilistica e d’estetica cioè d’interpretazione. Erminia Foltran Carpenè nacque a Conegliano Veneto, il 14 settembre del 1876, da Antonietta Di Gaspero, pianista, e da Giuseppe Carpenè2, ingegnere e docente all’Università di Pisa (tra le personalità della famiglia spicca anche la figura dello zio Antonio Carpenè3). In questa atmosfera carica di scienza e di sapere, la piccola Erminia manifestò delle incredibili attitudini musicali, tanto da essere iscritta a soli 7 anni al Conservatorio di Venezia, nella classe del maestro Francesco Giarda, amico di Verdi, Paderewsky e maestro della Regina Margherita di Savoia. Nella cornice veneziana : studi al mattino e concerti alla sera, esperienze ed incontri. Ed è proprio attraverso la vita in Conservatorio ed al rapporto didattico con il maestro Giarda che Erminia riesce ad incontrare Giuseppe Verdi, Richard Wagner e Franz Liszt nel salone del Conservatorio veneziano.

[…] Mia zia mi disse che era probabile incontrare i due musicisti per le calli di Venezia dove passeggiavano inosservati, c’era qualcuno che riconosceva Wagner, altri salutava soltanto. In quel tempo erano conosciuti ma non famosi come oggi. La piccola Erminia incontrò nuovamente Liszt e Wagner nei pressi della Fenice. Liszt sorrise e Wagner le accarezzò una guancia. Si ricordavano che era la bambina dotata del maestro Giarda del Conservatorio di Venezia. Wagner disse a mia zia : << Auguri, piccolina >> Quando frequentò in seguito le lezioni con il maestro Giuseppe Buonamici a Firenze, ebbe la possibilità di esporre nuovamente i suoi ricordi legati all’incontro di Liszt e Wagner, al maestro Buonamici. Quest’ultimo era stato allievo e grande ammiratore di Liszt. Aveva studiato con lui a Roma e ne era rimasto affascinato4 […]

L’esperienza veneziana tracciò nello spirito e nel carattere di Erminia un’impronta determinante e la scuola lisztiana continuò nella classe di Giuseppe Buonamici, compositore, allievo di Liszt e docente al Conservatorio di Firenze. Con il maestro Buonamici coltivò amorevolmente il repertorio di Beethoven, Liszt, Chopin e Debussy, con una particolare attenzione anche alle composizioni per due pianoforti e orchestra. La promettente allieva, nel 1893, a diciassette anni, ottenne con il massimo dei voti il diploma di magistero di pianoforte al Conservatorio di Firenze e iniziò la carriera concertistica con il Concerto n.1 di Chopin e L’Imperatore di Beethoven, con ottimi consensi di critica. L’anno 1893 rappresentava una grande svolta nel mondo musicale : per la prima volta veniva rappresentata Falstaff di Verdi, Brahms aveva composto un interessante Quintetto per clarinetto, Ciakovsky aveva da poco ultimato la Sesta Sinfonia intitolata Patetica, Puccini aveva pubblicato la Manon Lescaut, Debussy si era fatto conoscere per la prima volta con il Preludio al pomeriggio di un fauno raggiungendo un largo consenso e solo due anni prima in Ucraina era nato Serghej Prokofiev. Ma la carriera concertistica fu presto affiancata a quella didattica, che rappresentò una parte considerevole della sua vita. Nel 1913 si colloca un altro incontro fondamentale : il corso di perfezionamento con il celebre Ferruccio Busoni al Conservatorio di Bologna e un recital di musiche di Debussy alla presenza di Gabriele D’Annunzio e di Eleonora Duse. Lo studio con Busoni rappresenterà una traccia profonda nella giovane personalità di Erminia Carpenè; dinamiche esaltanti, virtuosismo, modernità, nuovo repertorio, vivacità di interessi. Attaccata alla sua terra d’origine, il Veneto, Erminia Foltran Carpenè rientrerà a Conegliano nel 1914, al sorgere della prima guerra mondiale e istituirà la sua grande scuola pianistica con un alto numero di allievi, provenienti anche dai paesi limitrofi. Scoppia la prima guerra mondiale : Erminia si trasferisce come profuga a Milano e incontra Antonio Foltran, l’uomo che sposerà e che con lui condividerà anche la passione per la musica. Il soggiorno milanese sarà un terreno fertile di incontri e di amicizie al Conservatorio, al teatro alla Scala, alla Ricordi. Ettore Pozzoli, Ildebrando Pizzetti, Guido Alberto Fano, Arturo Toscanini5 (che conobbe a Conegliano durante il suo matrimonio con Carlotta De Martini), Ignaz Paderewsky, Ferruccio Busoni, Gianfederico Ghedini e tanti ancora.

Tutti riserveranno uno speciale attaccamento e un profondo rispetto alla maestra Carpenè e alla sua scuola pianistica. Nell’arco di tempo 1914-1927 saranno trenta gli allievi che raggiungeranno il traguardo del diploma, sotto la sua guida. (a tal proposito esisteva nella sua abitazione un quadro con le foto dei trenta diplomati a Milano, posizionato sopra al pianoforte verticale Anelli). Terminata la parentesi dolorosa della prima guerra mondiale, Erminia e il marito ritorneranno tra le colline trevigiane e precisamente a Conegliano. Quello che risulta particolarmente difficile è stabilire il numero esatto dei suoi allievi, certamente sono stati più di mille e tra questi sono oltre 150 gli allievi che riuscirono a conquistare il diploma di pianoforte nei Conservatori di Venezia, Padova, Milano, Trento, Udine, Trieste, Bologna, Perugia, Genova, Torino, Roma ecc..

[…] Quanti diplomi, quanti diplomi. !!! Ricordo che quando studiavo io negli anni venti la maestra aveva in quel periodo nove allievi che si stavano preparando all’esame di diploma per la sessione estiva. Era ansiosa e agitata anche perchè lei era quasi sempre presente ai diplomi. Le commissioni di diversi Conservatori avevano una grandissima considerazione della maestra perché sapevano che se i suoi si presentavano agli esami era preparatissimi e a volte sfiguravano con gli allievi interni del Conservatorio.6[…]

Don Italo Tonon, ex- allievo, ricorda: “Quando i suoi allievi si presentavano in Conservatorio erano già considerati promossi, la presenza della maestra suscitava sempre stima e ammirazione. “ Tra i suoi allievi meritano di essere ricordati : Ruggero Gerlin, clavicembalista in duo con Wanda Landovska, insegnante al Conservatorio di Napoli, di Parigi e all’Accademia Chigiana di Siena; Jean Antiga, violinista, pianista, compositore che conobbe fama e successo in Francia, amico di Debussy, Ravel, Bartok, Massenet; Arnaldo Benvenuti, compositore e insegnante al Conservatorio di Firenze; Efrem Casagrande, direttore d’orchestra della RAI, direttore dei Conservatori di Rovigo e di Cosenza; Camillo Battel, compositore ed insegnante al Conservatorio di Milano e di Venezia; Pia Tallon Baschiera, insegnante al Mozarteum di Salisburgo e assistente di Carlo Zecchi; Gabriella Gentili, nota clavicembalista ed insegnante al Conservatorio di Genova; Dina Orsi e molti altri. Nella vita della maestra, persona riservata e colma di dignità, c’era spazio anche per gli incontri e le amicizie celebri, la sua casa divenne un centro di respiro internazionale e Conegliano divenne un punto di riferimento di evoluzione storica dell’arte pianistica. Difficile dimenticare le conversazioni della maestra con Gianfrancesco Malipiero, con Silvio Omizzolo, con Gino Gorini, con Gino Tagliapietra, con Alfredo Casella, con Carlo Zecchi, con Giuseppe Martucci o la fitta corrispondenza epistolare con Marco Enrico Bossi, Carlo Vidusso, Giovanni Sgambati, Mario Castelnuovo-Tedesco, l’elenco è lunghissimo.Incontri, esperienze, prime esecuzioni di nuove composizioni che trasmetteva e condivideva con i suoi allievi; dunque l’allievo aveva la possibilità di spaziare e di sperimentare sempre nuove proposte pianistiche, rarissime o addirittura anche con l’autografo originale dello stesso compositore. Non era solo una maestra di pianoforte ma era anche una maestra di vita, insegnava l’arte dei suoni ma anche l’arte del viver bene.

Era esigente e pretendeva un’esecuzione fedele al testo e non tollerava interpretazioni personali; nulla concedeva al dilettantismo, alla superficialità, all’improvvisazione. Desiderava costruire in un allievo un tocco, la bellezza del suono e la robustezza dell’esecuzione. Il principale obiettivo della maestra era quello di fornire un’adeguata educazione musicale e culturale a tutti; anche a quelli che non erano particolarmente dotati e interessati. Una grande importanza allo studio delle scale e degli arpeggi che esigeva fossero eseguite a memoria. Quando un pezzo non andava bene, desiderava riprenderlo nuovamente con variati ritmi e contemporaneamente con molti esercizi e altrettante scale.
Una meticolosa osservanza del legato, secondo le dissonanze e le consonanze; una sottile ricerca delle sfumature, accanto al vigoroso rilievo dei contrasti violenti e ancora una postura con il corpo eretto e con la testa alta affiancando un movimento del corpo entro i limiti del rispetto. Durante le lezioni la maestra, non trascurava nessun particolare, non le sfuggiva nulla.

[…] Il suo metodo era fondato su basi sicure, solide e su queste l’allievo poteva, a tempo debito, realizzarsi e costruire il suo avvenire senza incontrare amare sorprese e facendo fruttificare al meglio le proprie naturali capacità.7[…]

Accanto alla carriera didattica anche le amarezze e gli ostacoli della vita. Nonostante fosse di famiglia nobile, si trovò in disagevoli condizioni economiche e fu proprio Erminia a risollevare questa sventura, dedicandosi interamente all’insegnamento. Tra i pregi del suo carattere si affiancava anche un modello mirabile di bontà e di generosità; molti suoi allievi, figli di famiglie povere, sono stati portati al diploma senza spendere una lira.

[…] La maestra ormai settantaseienne, dopo alcune prove capì che la bambina era portata per lo studio del pianoforte. Quindi io mi dissi pronta ad affrontare qualunque sacrificio pur facendo presente le mie modeste condizioni economiche. Ma la maestra Foltran Carpenè tagliò corto : non pretendeva nulla, avrebbe insegnato gratis e fu così perentoria nella sua grande generosità offerta, da eliminare ogni ulteriore discussione. Voleva solo la massima assiduità alle lezioni e l’impegno di studiare con serietà e obbedienza assoluta. Il suo desiderio era quello di insegnare ancora e di provare delle soddisfazione da un allievo dotato. Ero profondamente commossa. Affidai nelle sue mani il futuro di mia figlia. Quando sosteneva lezioni con il maestro Gorini di Venezia era la maestra che pagava sempre tutto. Non dimenticherò mai la maestra.8[…]

I suoi allievi erano circondati dalla musica e irrinunciabile era l’appuntamento alla radio, per l’ascolto meditato e critico di concerti, opere e concorsi pianistici, nel grande salone, dove si svolgevano i saggi finali di studio, sul gran coda Bechstein. Era particolarmente attenta anche ai concerti del teatro Comunale di Treviso o della Fenice di Venezia, dove ascoltò Arthur Rubinstein, Aldo Ciccolini, Dino Ciani, Walter Gieseking, Clara Haskil, Maurizio Pollini, Sviatoslav Richter, Claudio Arrau, Frederic Gulda, Arturo Benedetti Michelangeli e tanti ancora. Nel 1968 i suoi allievi ebbero l’idea di festeggiare la maestra, per i suoi settantacinque anni di insegnamento. Un giornalista così riportò la notizia : “ Fa scuola di pianoforte da settantacinque anni, una signora ultranovantenne dà lezione ad allievi che potrebbero essere i suoi pronipoti. “ La maestra detestava qualsiasi forma di pubblicità, di elogio. Aveva letto un altro lungo articolo sull’Avvenire d’Italia, un articolo di particolare rispetto sulla sua figura, ma che l’aveva ugualmente irritata. Le ultime allieve Loretta Franceschi e Rositta Turchetto, diplomate al Conservatorio di Venezia e di Padova.(quest’ultima si diplomò quando la maestra Carpenè aveva 94 anni). Nella conclusione della sua carriera, l’insegnamento procedeva senza sosta, nonostante i suoi 96 anni, con una straordinaria lucidità ed abilità, rimasta del tutto inalterata. Nell’ultimo periodo della sua vita venne ricoverata in ospedale, ma anche in questo contesto riuscì a dar prova della sua passione per la musica :

[…] A novantacinque anni fu ricoverata in ospedale perché era un periodo che si sentiva stanca. Era debole. I medici mi dissero che non aveva niente e che aveva ancora un fisico forte. Mi dissero di rallentare l’insegnamento e di riposarsi di più. Questo non era possibile. Era come privarla dell’ossigeno. Quando mi presentai nella sua camera mi disse che stava bene e che doveva rientrare a casa immediatamente. Io chiesi perché. Mi disse che aveva quattro allievi che dovevano sostenere esami: due il quinto, uno l’ottavo e un diploma. Mi ripeteva che aveva una responsabilità ed era in ansia per loro. << Devo portare a termine questi esami, poi chiudo>>. Questo lo ripeteva anche ad infermieri e dottori. Per la musica avrebbe sacrificato tutto. Il suo comodino era sormontato da spartiti di Debussy. Non avendo avuto la possibilità di un pianoforte, suonava sul letto per mantenere in allenamento le dita. Mi disse che durante la notte ripeteva nella mente i Notturni di Chopin e i Preludi di Debussy.9 […]

Prima di morire, confidò ad alcuni suoi allievi : “Quando morirò mi suonerete in chiesa il Preludio n. 15 di Chopin e il Preludio in do minore dal Clavicembalo ben temperato di Bach” e spesso esprimeva il desiderio di trovare in paradiso un piccolo angolo, con un pianoforte. Ancora pochi giorni prima di morire volle esaudire il suo ultimo più grande desiderio : alzarsi dal letto e avvicinarsi con fatica al pianoforte. Sedersi e suonare Debussy e Chopin. Ci riuscì. La mattina seguente ancora una prova d’amore: l’anziana maestra stesa a terra davanti al pianoforte, sul leggio Chopin; il coperchio del pianoforte chiuso per sempre. Nel testamento il suo pianoforte fu donato all’ultimo allievo e tutta la sua preziosa biblioteca musicale agli allievi più cari.10 Morì il 6 marzo 1972 e il suo funerale fu accompagnato da una folla interminabile, anche Ruggero Gerlin, che si trovava in tournèe a Parigi, annullò tutti i suoi concerti e prese il primo aereo, per l’ultimo saluto alla sua indimenticabile maestra. In suo ricordo è stata scritta una tesi di Laurea in Musica all’Università di Venezia dallo studente Andrea Bayou e successivamente modellata in un volume biografico pubblicato dalle Edizioni De Bastiani di Vittorio Veneto (TV). Anche il compositore Matteo Segafreddo, relatore della tesi di Andrea Bayou, così si esprime : “ Erminia Foltran Carpenè rappresentava un mondo straordinario di conoscenza, di musica, di esperienze. “ Con l’occasione della presentazione del libro biografico è stata scoperta anche una targa in pietra, che ha trovato sede sulla facciata del palazzo, dove la maestra istituì la sua grande scuola pianistica, in corso Vittorio Emanuele a Conegliano Veneto. Mons. Rino Bechevolo, ex-allievo della maestra, pianista, organista, già direttore del Museo Diocesano di Vittorio Veneto, così si esprime sulla figura di Erminia Foltran Carpenè:

[…] Non potrò mai dimenticare l’insegnante-educatrice che ha contribuito in modo determinante alla mia formazione culturale e persino spirituale. Erminia Foltran Carpenè è stata la mia più grande educatrice e la ricorderò fino a quando avrò vita. La riconoscenza è la memoria del cuore.11 […]


Bibliografia
A.a. V.v. Enciclopedia Zanichelli, Edizioni Zanichelli, Milano, 1994.
Aa. Vv., La scuola enologica, Edizioni Canova, Treviso, 1992.
Andrea Bayou, L’eredità pianistica di una grande maestra, Edizioni De Bastiani, Vittorio Veneto, 2009.
Referenze fotografiche
Andrea Bayou, L’eredità pianistica di una grande maestra, Edizioni De Bastiani, Vittorio Veneto, 2009


1. Piccola cittadina sul fiume Monticano. Agricoltura, vigneti, distillerie, industrie degli elettrodomestici, tessili, del mobile, della carta, Libero comune nel sec. XII, passò alla Repubblica di Venezia nel 1389. Duomo (sec. XIV), con battistero romanico. Resti di edifici paleocristiani. Cfr. A.a. V.v. Enciclopedia Zanichelli, Milano, 1994, p. 448.

2.  Giuseppe Carpenè (1839–1929). Il padre di Erminia si era laureato in matematica all’Università di Pisa e nel 1866 aveva combattuto con Garibaldi partecipando alla famosa spedizione a Ponte Caffaro e Bezzecca ove si arrestarono con lo storico obbedisco di Garibaldi. Fu un esempio mirabile di rettitudine e di eroismo. Progettista ingegnere del Passo di S.Boldo a Tovena (TV) passaggio tra le prealpi trevigiane e quelle bellunesi. Autore della carta enografica della provincia di Treviso del 1868. Cfr. Aa. Vv., La scuola enologica, Edizioni Canova, Treviso, 1992, p. 26.

3.  Antonio Carpenè (1838–1902). Trascorse l’infanzia a Belluno e la fanciullezza a Conegliano. Si iscrisse all’Università di Padova nel 1858, ma, scoppiati i moti l’anno successivo, emigrò in Piemonte e si arruolò nell’esercito. L’anno dopo assieme al fratello Giuseppe e a Vitale Calissoni disertò per partecipare all’impresa dei Mille. Smessa la camicia rossa si iscrisse all’Università di Pavia, ottenendo prima la laurea in farmacia e poi in chimica. Insegnò all’Istituto tecnico di Monza, alla Scuola Reale tecnica di Conegliano e all’Istituto tecnico di Treviso. Nel 1873 con una mirabile relazione al Governo italiano sulle condizioni dell’industria vinicola del Veneto, intraprese la sua campagna a favore della fondazione di una Scuola di enologia, trovando appoggio nel Cerletti e poi dal Governo. Nel 1879 assieme al prof. Comboni, creava l’industria della enocianina. Carpenè fu chimico e biologo famoso, in contatto con i più illustri scienziati del tempo, come Koch e Pasteur. Numerose le pubblicazioni italiane ed estere, tra cui La vite e il vino nella provincia di Treviso edita dalla Loescher, per accompagnare i prodotti all’Esposizione Universale di Vienna. Per i suoi meriti fu chiamato dallo Stato per importanti incarichi. Morì a Conegliano nel 1902. Ivi, pp. 27-28.

4.  Testimonianza orale della pianista Annamaria Carpenè, nipote della maestra. Cfr. Andrea Bayou, L’eredità pianistica di una grande maestra, Edizioni De Bastiani, Vittorio Veneto, 2009, p. 12.

5.  Toscanini passeggiando per le strade di Conegliano udì il suono di un pianoforte; era proprio Erminia Foltran Carpenè. Ibidem.

6.  Testimonianza orale di Elisabetta Regini, ottobre 1998. Cfr. Andrea Bayou, L’eredità pianistica di una grande maestra, op. cit., p. 22.

7.  Andrea Bayou, L’eredità pianistica di una grande maestra, op. cit., p. 80

8. Ivi, p. 81

9. Ibidem

10.  Nella biblioteca musicale della maestra figuravano prime edizioni di Debussy, Ravel, Castelnuovo-Tedesco, Martucci, Bossi con autografi originali di Busoni, Toscanini, Paderewsky. Pochi giorni prima di morire svuotò la sua biblioteca e scrisse su ogni libro il nome dell’allievo a cui venne destinato, ricordando anche le loro preferenze. Ivi., p. 102.

11.  Frammento tratto dalla lettera di Mons. Riono Bechevolo inviata ad Andrea Bayou, in occasione della presentazione del volume biografico sulla maestra Carpenè. (Vittorio Veneto, 2009

Andrea Bayou

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Fondatore e Presidente del centro culturale G.J. Antiga.