Home / Interviste / Intervista ad Alessandro Zaltron
alessandro zaltron scrittore
Alessandro Zaltron

Intervista ad Alessandro Zaltron

ALESSANDRO ZALTRON

Il romanziere delle parole importanti

La regola vorrebbe che in un’intervista della “presentazione” del personaggio se ne occupasse chi ha penna e microfono in mano, chi insomma, ha il ruolo del giornalista. Ma l’intervistato, in questo caso, vale la “famosa eccezione che conferma la regola”. Troppo bravo, geniale simpatico, ma anche troppo impegnativo tentare di trovare parole più adatte a descriverlo di quelle che usa lui. Ecco quindi, Alessandro Zaltron che, a proposito di sé dice: “Non faccio molte cose: compongo parole, di solito scritte. Scrivo libri miei, scrivo libri per altri. Insegno a scrivere per essere efficaci nel proprio lavoro. Presento incontri e li modero (o li animo). Scrivo parole amorose perché amo le parole e quelle d’amore, essendo le più usate, vanno usate a proposito”. E poi precisa: “Sono felice della vostra attenzione: sono trevigiano di nascita (sono nato a Montebelluna) e ora vivo a Borso del Grappa. Professionalmente, ho lavorato con bellissime aziende trevigiane come Head, Bonaventura Maschio, Favaro Servizi, Bisol, Irinox, e ho scritto diversi libri su questa provincia, ad esempio Piccole memorie dalla Grande guerra, un volume che segue le tracce rimaste dalla Prima guerra mondiale attraverso le immagini di quattro spettacolari fotografi, e Treviso 101, di grande successo grazie alla sua formula: è un best of della Marca in 101 luoghi imperdibili fotografati con maestria e raccontati da me con testi lievi”.

 

  1. Alessandro, ora che ti sei presentato passiamo al “cuore” di questa chiacchierata. Cosa ti ha portato a studiare il fenomeno dell’amore?

Tutto parte da una delusione. Un bel po’ di anni fa pensai di aver trovato la persona giusta perché l’intesa sembrava perfetta, tra noi. Quando la storia finì – per la mia mancanza di progettualità secondo lei, per la sua gelosia patologica secondo me –, io ebbi la peggio perché dopo una iniziale euforia da “liberazione” temetti di non provare più una passione simile. Iniziai a raccontare il mio calvario per uscire da quella situazione e il mio diario terapeutico è diventato con il tempo un piccolo manuale di sopravvivenza all’amore.

 

  1. In tanti ti contattano attraverso il blog e i motori di ricerca. È solo la disperazione o ci sono anche buone percentuali di persone che hanno voglia raccontare la propria felicità?

Per scrivere “Cronache sentimentali” ho interpellato centinaia di donne e uomini, coppie, persone s-coppiate ed esperti a vario titolo dei temi amorosi. È evidente che, quando hai una pagina Facebook (“Cronache sentimentali”), un blog (www.cronachesentimentali.com), una trasmissione radio (“Parlami d’amore”) e scrivi libri d’amore, i contatti in arrivo su questi argomenti sono molti. Il tema più frequente che mi si presenta è il tradimento: provocato o subìto. Questi contatti sono occasione costante di confronto, spunto per i miei testi, e spero diano sollievo a chi ripone fiducia in me confidandomi le proprie storie intime. Di persone innamorate ne incontro poche ed è naturale: chi ha una situazione felice, pensa più a viverla che a raccontarla.

 

  1. In maniera ironica hai dichiarato che gli amanti dovrebbero essere “passati dai servizi sociali”, perché? Credi che in Italia ci sia la consapevolezza dell’alto tasso di tradimento che esiste nei rapporti di coppia?

Ah, sì, e lo ribadisco. Il vero amante – quello che fa l’amante per scelta, non con insofferenza, in attesa di diventare il coniuge ufficiale – ha il ruolo più ingrato di tutti: dà sollievo a mogli e mariti infelici, si tiene nell’ombra, c’è sempre e all’occorrenza si fa da parte. Quando il traditore torna a casa, al focolare domestico, dalla sua famiglia, dal partner e dai figli, l’amante resta solo a curarsi i propri crucci. Il vero amante ha una funzione sociale: salva i matrimoni altrui senza chiedere niente in cambio. Credo che gli italiani siano altamente consapevoli che la monogamia sessuale è più rara dell’araba fenice. A mio avviso, non è obbligatorio avere un unico partner sessuale e di certo la monogamia non è garanzia di fedeltà e tantomeno di amore. Molti la pensano come me, ma preferiscono fingere e inscenano una realtà piuttosto artificiosa. Vedendo come si comportano, a volte ho l’impressione che alcuni si sposino apposta per poter provare l’ebbrezza del tradimento e della vitalità passionale.

scrittore trevigiano

Alessandro Zaltron

 

  1. Anche i social network hanno un ruolo cruciale nella politica dei sentimenti. Perché?

I “social”, e la tecnologia più in genere, hanno cambiato radicalmente la grammatica del corteggiamento. Me ne sono accorto quando hanno cominciato vent’anni fa a diffondersi i cellulari con gli (ormai obsoleti) sms. Definisco il cellulare un “cercapersone erotico” perché fin dalla sua comparsa ha consentito ad amanti, potenziali o in essere, di trovarsi senza passare per i telefoni fissi, di contattarsi a ogni ora e in ogni luogo, di inviarsi in tempo reale frasi malandrine e successivamente foto e video provocanti. I social network, essenzialmente Facebook e WhatsApp, hanno amplificato il fenomeno e reso molto più agevole e veloce l’“acchiappo” amoroso mettendo a disposizione di ciascuno di noi una varietà di candidati da scegliere con un emoji e scaricare con un clic. Il corteggiamento è freneticamente entusiastico e la rottura dei rapporti è diventata isterica. Non so se sia un bene o un male, so che i nuovi canali di comunicazione sono strumenti al servizio di tendenze in atto. Se ci comportiamo da fedifraghi o da squilibrati è perché lo siamo di nostro, non perché ci rovinano i “social”.

 

  1. La multimedialità è il futuro anche in ambito editoriale o il “vecchio e caro” libro cartaceo è comunque destinato a sopravvivere?

Mi sono convertito tardi agli ebook perché a me, nato con la carta, sembrava un “tradimento”, giusto per restare in tema. Sono arrivato al compromesso di leggere i romanzi su carta, i saggi sul Kindle e le biografie mezzo e mezzo. L’e-reader ha un sacco di supporti funzionali ai libri tecnici, dal segnalibro alla multimedialità, alla possibilità di sottolineare dei passi e salvarli, pubblicarli o inviarli. Per non sbagliare, i miei ultimi libri – “Le parole sono importanti”, “Cronache sentimentali”, i “Romanzi d’impresa” – sono editi sia in forma cartacea che elettronica; credo però che il vecchio e caro libro tridimensionale reggerà ancora a lungo.

 

  1. Descrivici la tua “creatura editoriale”. È quella che ti rappresenta di più in questa fase di vita o ci sono comunque altri libri che ti rispecchiano maggiormente?

Romanzi d’impresa” è la nuova collana che ho ideato e che dirigo per l’editore FrancoAngeli. Sono libri monografici su aziende di successo nel loro campo, che hanno saputo coniugare l’efficienza economica con una attenzione all’etica. Questa iniziativa editoriale raccoglie le vite di imprenditori e professionisti esemplari: audaci, orgogliosi, visionari. Il racconto delle loro esperienze scorre come un romanzo, con stile vivace, mettendo in evidenza l’umanità dei protagonisti oltre l’abilità professionale e i risultati economici raggiunti. Uno dei limiti del Veneto e del Nordest, a mio avviso, è stata una narrazione delle imprese incentrata attorno ai parametri quantitativi, agli schei, dimenticando tutto il patrimonio intangibile di sogni, progetti, solidarietà, valori, rischi, errori, dubbi che l’azienda, essendo una creatura viva, porta con sé. Ecco, voglio raccontare questo fondamentale tassello mancante e ringrazio Stefano Angeli, l’editore, per aver creduto in questa collana unica in Italia: “Romanzi d’impresa” consegna alla memoria collettiva storie preziose che altrimenti andrebbero disperse; perché farsi narrare, in fondo, è la via più breve verso l’immortalità.

 

  1. Nel tuo libro “Le parole sono importanti” (FrancoAngeli, 2015), in 150 pagine dai una serie di consigli “numerici” per scrivere in modo convincente. Ne selezioni un paio per i nostri lettori?

“Le parole sono importanti” è uno dei libri che mi hanno dato maggior soddisfazione. È nato attorno ai miei corsi di scrittura professionale (il cosiddetto business writing), facendo tesoro della mia ventennale esperienza con e dentro le aziende. È stato definito una “grammatica pop” e di sicuro è una dichiarazione d’amore alla lingua italiana, la più romantica che esista, la quarta più studiata al mondo, espressione di una cultura, di una civiltà, di una genialità senza pari: la lingua è sempre lo specchio della comunità che la partorisce e la alleva. Nel libro ho inserito anche consigli pratici, come è giusto per un manuale che si propone di insegnare qualche cosa da poter subito mettere in pratica. Per esempio, l’attenzione media che si presta a uno scritto dura il tempo di circa 300 parole. Se scrivete molto, molti non leggeranno. Ogni frase è meglio contenga al massimo 20-25 parole. Se una frase supera due righe, spezzatela: le frasi, come bocconi di pane, più piccole sono e meglio si digeriscono. L’email sia sintetica ma chiara: non più di 20 righe e periodi brevi. Io in questa intervista non sono stato brevissimo; spero almeno di avervi incuriositi abbastanza da seguirmi e leggere qualche mio libro. Grazie!

 

Le foto sono di: Monia Merlo e Tatiana Zaghet

Barbara Ricciuti

Barbara Ricciuti
Direttore Responsabile di Marca Aperta.

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*