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L'Europa alla vigilia della Grande Guerra

Grande Guerra

1915 – 2015 Centenario della Grande Guerra

L’Europa alla vigilia della catastrofe

Quest’anno ricorre il centesimo anniversario dell’inizio della Grande Guerra (ci piace chiamarla con l’appellativo che allora universalmente le fu attribuito, quando ingenuamente si pensava che dopo di essa non ve ne sarebbero state altre…).

È un’occasione da non sprecare, per far riaffiorare ricordi e memorie di una immane tragedia, che, pur avendo giocato un ruolo determinante per i futuri assetti della nostra Europa, ha finito per essere quasi dimenticata.

In questo articolo ripercorreremo brevemente gli avvenimenti che sprofonderanno gran parte dell’umanità, ma soprattutto il Vecchio Continente, in un baratro di morte e di distruzione

Le nazioni Europee prima della Grande Guerra

L’inizio del Novecento vide l’Occidente o, per essere più precisi, il Nord Ovest raggiungere un grado di modernizzazione e di progresso quale mai l’umanità aveva visto sino a quel momento. La tecnologia stava sviluppandosi a un ritmo vertiginoso: nell’arco di soli cinquant’anni a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, si era passati dai carri trainati dai cavalli ai motori a scoppio e dai messaggeri a cavallo al telefono e al telegrafo.

L’impero Britannico

Fino alla fine del Diciannovesimo Secolo, l’impero Britannico era stato il faro della civiltà mondiale, in senso economico e politico, ma la situazione stava rapidamente cambiando: come spiega uno dei più illustri storici britannici, Norman Stone, nell’arco di dieci anni gran parte di quello smisurato impero si sarebbe trasformato in “milioni e milioni di ettari di proprietà in bancarotta, in parte ingovernabili e in parte inutili a essere governati. Ancora trent’anni e sia l’India che la Palestina sarebbero state abbandonate”.

Ferma restando tale inarrestabile decadenza, la Gran Bretagna era ancora in grado di rivestire il ruolo di grande potenza, grazie alla propria flotta, che continuava inequivocabilmente a essere la vera “regina dei mari”.

L’Impero Ottomano

L’altro grande impero europeo, l’impero Ottomano, versava in condizioni ancora peggiori, nel senso che, oltre a presentarsi in grave ritardo tecnologico rispetto al resto d’Europa, mostrava una evidente incapacità di difendere i propri territori, come avevano ampiamente dimostrato le due Guerre Balcaniche del 1912 e del 1913, che si erano entrambe risolte con la sconfitta dei Turchi e la vittoria di Serbia e Grecia.

La progressiva dissoluzione dell’impero Ottomano veniva seguita con estremo interesse da Germania e Russia, che intendevano essere pronte a spartirsene le spoglie, una volta che la situazione fosse precipitata.

Proprio la silenziosa e crescente ostilità tra Russia e Germania sarebbe stata una delle vere cause scatenanti della Grande Guerra, dato che ambedue tali potenze avevano di mira il controllo degli Stretti (tra il Mar Nero e il Mar di Marmara e i Dardanelli, tra Mar Egeo e Mar di Marmara), attraverso i quali passava il 90% delle esportazioni russe di grano, oltre a tutta una serie di traffici vitali per l’economia russa: difatti, quando nel 1911/12 la guerra italo turca per il controllo della Libia indusse la Turchia a chiudere i Dardanelli, il sud della Russia sprofondò in una drammatica crisi economica.

Ecco perché i sempre più frequenti contatti diplomatici tra Germania e Turchia, culminati nel dicembre 1913 con la dislocazione di una missione militare tedesca sugli Stretti, comandata dal famoso generale Liman Von Sanders, unitamente a un grande progetto solo apparentemente civile – la costruzione di una ferrovia Berlino Baghdad – segnarono davvero l’inizio del conto alla rovescia per lo scoppio della guerra.

La situazione in Germania

Inoltre, per la Germania costituiva un motivo di notevole preoccupazione il fatto che, pur essendo uscita con la ossa militarmente rotte dalla guerra contro il Giappone del 1911, la Russia stesse vivendo un momento di grande espansione economica, che prometteva di farla definitivamente uscire dal medioevo, nel quale ancora vivevano buona parte dei suoi smisurati territori. Presto o tardi, l’aumento delle ricchezze e l’avviato rimodernamento del numerosissimo esercito avrebbero messo l’impero dello Zar nelle condizioni di far sentire la propria voce nello scacchiere europeo.

Poi, non c’è dubbio che agli albori del Ventesimo Secolo la Germania coltivasse il sogno di sostituirsi alla Gran Bretagna come potenza imperiale su scala mondiale, ragion per cui iniziò a destinare fino a due terzi del proprio bilancio e a un terzo degli uomini abili alle armi, alla costruzione e gestione della Hoch Seeflotte (la Flotta d’Alto Mare), che sarà una delle non ultime cause della sua sconfitta, dato che rimarrà sempre alla fonda, tenendo immobilizzati nell’ozio decine di migliaia di marinai, la cui rivolta, nell’autunno del 1918, segnerà l’inizio della fine per l’Impero.

L’Impero Austroungarico

Nel frattempo, un altro antico gigante europeo, l’impero Austroungarico, stava anch’esso facendo i conti con l’avvicinarsi della fine. L’unità dell’impero si stava progressivamente sgretolando, sotto le spinte autonomistiche delle varie etnie, che già iniziavano a mostrare i sintomi di quell’ostilità al potere centrale che esploderà definitivamente quattro anni più tardi alla vigilia della Battaglia di Vittorio Veneto, segnando la fine della Duplice Monarchia.

La crisi politica induceva l’Austria a temere che i suoi vicini balcanici, la Serbia in particolare, potessero alzare la testa, forti dell’appoggio russo, ora come allora basato sulla comune origine slava e sulla condivisione della fede cristiano ortodossa. Gli ambienti militari austriaci ritenevano, perciò, ormai inevitabile una guerra.

La situazione francese prima della Grande Guerra

Infine, al centro dell’Europa Occidentale, la Francia continuava a covare una secolare ostilità nei confronti della Germania, acuita dalla rovinosa sconfitta patita durante la guerra franco prussiana del 1870/71, conclusasi con l’annessione all’impero tedesco delle regioni francesi dell’Alsazia e della Lorena.

Tale ostilità si basava, peraltro, sull’infondata convinzione di essere indiscutibilmente superiori, tanto da indurre l’alto comando a credere che una guerra contro la Germania si sarebbe risolta in una passeggiata fino a Berlino di poche settimane…

In conclusione, per tutta una serie di motivi economici e geopolitici, l’Europa dei primi del Novecento era davvero una polveriera pronta a esplodere, ma nessuna delle nazioni che si stavano più o meno segretamente preparando a combattere aveva idea di ciò che si stava preparando: il pensiero di tutti i futuri belligeranti correva alle campagne militari ottocentesche, della durata di poche settimane; in realtà, quello che sarebbe di lì a poco scoppiato sarebbe stato un conflitto del tutto diverso…

continua

Michele Boscato

Michele Boscato
Avvocato trevigiano, cultore di storia e di umanesimo.

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