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Intervista a Leonardo Tognon
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Intervista a Leonardo Tognon: Marketing e Comunicazione GIT Grado

Tognon un gradese contemporaneo

  • Chi è Leonardo Tognon?

Sono un graisàn, gradese e contemporaneo, nato nell’altro secolo, appassionato dell’isola in cui vive, Grado, e vivendo e lavorando qui riesce a unire il lavoro e la passione per raccontare quest’isola. Partendo dalla passione, ci sono delle opportunità per raccontare delle pagine e delle fotografie molto belle che il turista, il viaggiatore o l’ospite in assoluto che viene vacanza a Grado, dove la spiaggia e le terme marine sono le attrazioni più importanti, ma anche il centro storico con tutta la sua cultura e la sua storia, la parte religiosa con le basiliche. Ma ritengo che Grado abbia identità turistica, la cultura, la parlata che devono essere preservati, così mi ritengo un appassionato della mia isola. Parlando del mio lavoro mi occupo di, comunicazione e pubbliche relazioni e marketing della G.I.T. SpA (Grado Impianti Turistici).

  • Quali sono gli eventi che la G.I.T. organizza durante l’anno?

Durante l’anno organizziamo tanti eventi. Incomincio con l’appuntamento che offre l’opportunità ai turisti in spiaggia di parlare e conoscere scrittori affermati e giornalisti, “Libri & Autori sotto l’ombrellone”. Con i venticinque anni di vita, ha visto passare Beppe Severgnini, da quasi sconosciuto ad affermato, Dennis Mac Smith, Enzo Biagi, Giulio Andreotti e molti altri. Un’idea poi nata in questi anni, ma resasi concreta quest’anno è “Salotto in spiaggia” tanto voluta dal Presidente della G.I.T. Alessandro Lovato. La missione è inviate gli ospiti illustri, in vacanza a Grado e gradesi come Cristiano Meneghel in un salotto e raccontare quello che racconterebbero ad un amico sotto l’ombrellone. Il progetto è riuscito perché abbiamo affiancato due persone che avevano qualcosa da raccontare, come se fossero seduti su una sdraio sotto l’ombrellone.

  • Quali sono invece gli eventi che la appassionano?

Da molti anni cerco di tener vivo il “Festival della canzone gradese”, che dopo il “Perdòn de Barbana” è l’occasione che rappresenta di più l’identità gradese. Nasce nel 1946, ben prima del Festival di Sanremo, a ridosso della fine della Seconda Guerra Mondiale, dando il segno dei nostri cittadini della voglia di rivivere qualcosa in allegria dopo il disastro che c’era stato. E tutto questo è servito a mantenere, anche dal punto di vista scritto, la parlata gradese, definita proto-veneta e proto-veneziana, perché Grado è madre di Venezia. L’antica occasione del festival era il martedì grasso, quando si riunivano tutti i pescatori nel “Veliòn del pescaòr” e l’occasione è stata quella di musicare una poesia, perché ad esempio non esiste una villotta, valzer gradese e una mazurca gradese, perché lo schema della parlata permette di musicare sempre canzoni originali. La cosa è bella perché la canzone simbolo di Grado “Mamola”, è una mazurca paesana che sbaragliò il campo in un periodo storico segnato da valzer e il tango. L’associazione culturale “Quelli del festival della canzone gradese”, con il presidente Fabio Marchesini in testa ci tiene tantissimo a mantenere la tradizione ma che questo momento rappresenti un passaggio del testimone ai giovani.

  • Perché la vediamo spesso a presentare gli eventi?

Ciò che mi muove è la passione di raccontare le cose semplici così non perdoni i legami con la tradizione e la nostra identità. Per esempio il “Boreto a la graisana” non è proprio una vera ricetta bensì un modo di cucinare, dove si fondono pochi ingredienti semplici in un equilibrio frutto della tradizione: è la passione nel cucinarlo che lo rende unico e ci regala prima, durante e dopo il racconto di Grado. Sono riconoscente a chi mi ha insegnato ad ascoltare.

  • Che cosa vorreste che il turista trovasse oggi a Grado?

Non ho certo le soluzioni in tasca penso che oggi basti solo intercettare che cosa vuole l’ospite, ma trovare delle idee per anticipare le esigenze future. La scommessa oggi dove tutto è velocissimo e a portata di tutti, si vince in questo passaggio. La destinazione deve rappresentare non più soltanto la meta ma un vero e proprio palcoscenico in cui il viaggiatore può vivere l’esperienza che gli si presenta, una forma unica di vivere la destinazione stessa, per fare esperienza della vita in modo innovativo e intrigante e indissolubilmente legato al territorio. Io non ho le soluzioni in tasca. Gli elementi che rendono unica la destinazione turistica sono proprio quelli che la rendono il luogo migliore per svelare il suo potenziale agli occhi del turista viaggiatore. La città di Grado – come sottolineava un Grande, ha un grande passato davanti.

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