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Ivo Lollini - Ardito

Ivo Lollini e il suo coraggio

 “A cercar la bella morte”

I tratti caratteristici degli Arditi erano il culto dell’onore militare, lo sprezzo estremo del pericolo e la ferrea volontà di non arrendersi mai.

Da sempre, uno degli argomenti di maggior interesse nell’ambito della storia della Grande Guerra è rappresentato dalle gesta del Corpo degli Arditi e dalle vicende umane di coloro che militarono nei Reparti d’Assalto.

La storia degli Arditi meriterebbe un’adeguata trattazione a parte; ci basterà per ora ricordare come il Corpo degli Arditi nasca nel 1917, grazie a un’intuizione del Tenete Colonello Giuseppe Alberto Bassi, il quale aveva studiato le tattiche delle truppe d’assalto (sturmtruppen) tedesche e delle corrispondenti formazioni austroungariche (stosstruppen) e ne aveva tratto la convinzione che l’impeto e la forza d’urto di compagnie composte da soldati scelti, perfettamente addestrati e dotati di armamento moderno avrebbero potuto evitare il ripetersi dei massacri che accompagnavano ogni assalto alla trincea nemica.

All’epoca della Battaglia del Solstizio, gli Arditi avevano già da tempo affrontato il loro battesimo del fuoco e avevano ampiamente dimostrato sul campo la correttezza delle idee del Colonello Bassi, che aveva trovato degli entusiasti proseliti nel Maggiore – futuro Maresciallo d’Italia – Giovanni Messe e nel Maggiore Luigi Freguglia.

Sul Montello, nel giugno 1918, sono presenti il XXVI e il XXVII Reparto d’Assalto, entrambi facenti parte della cosiddetta “riserva generale”, a disposizione del Comando Supremo.

Uno degli ufficiali in forza al XXVI Reparto è Ivo Lollini, un ragazzo ventunenne da Castel d’Aiano (BO), la cui storia può senz’altro essere presa a paradigma di ciò che furono gli Arditi della Grande Guerra.

Fin dall’infanzia, Ivo Lollini è un ragazzo sportivo e particolarmente spavaldo, come non mancherà di dimostrare allorché, appreso dell’entrata in guerra dell’Italia, deciderà di fuggire di casa e di falsificare la firma del padre, pur di arruolarsi nell’11° Battaglione Ciclisti di stanza a Rimini.

Al nostro, però, il semplice arruolamento non basta, tant’è che fugge da Rimini per raggiungere il fronte, sul Monte Podgora davanti a Gorizia; lassù la bravata viene ben presto scoperta e il ragazzo viene rimandato al Battaglione e poi a casa.

La scuola militare di Modena

Non appena l’età glielo permette, entra alla Scuola Militare di Modena, dalla quale esce con il grado di Aspirante Ufficiale.

Destinato al 14° Reggimento Bersaglieri, Ivo ha modo di mettersi alla prova, combattendo sull’Altipiano di Asiago e partecipando alla tragica e leggendaria Battaglia dell’Ortigara.

Anche l’esperienza tra i Bersaglieri non lo gratifica a sufficienza, ragion per cui decide di entrare nel Reggimento Arditi della Prima Armata.

Il suo valore non sfugge ai superiori che gli attribuiscono un ben meritato encomio solenne.

Ma l’impresa più grande e sbalorditiva Ivo Lollini la compie nell’agosto del 1917, durante la XII Battaglia dell’Isonzo, durante la quale viene ferito alle gambe e preso prigioniero dagli austriaci.

A quel punto, nulla avrebbe vietato di adattarsi alla dura ma tutto sommato salvifica condizione di prigioniero di guerra, ma questi non sono pensieri per lui: approfittando della confusione, fugge e riesce a ritornare nelle linee italiane, ove chiede di rientrare immediatamente al proprio reparto!

Nel gennaio 1918, ottiene la Medaglia di Bronzo al Valor Militare, per gli atti di valore compiuti durante la “Battaglia dei Tre Monti” (Monte Valbella, Col del Rosso e Col d’Ecchele).

Possiamo dire sia stato un fausto destino a volere che nel giugno 1918 sul Montello ci fossero tanti Ivo Lollini; infatti, con il loro supremo valore, essi erigeranno un argine invalicabile, che la piena impetuosa delle truppe imperiali non riuscirà a rompere.

18 Giugno 1918 – il tragico giorno

Il 18 giugno 1918, Ivo e il XXVI° sono a Casa Pin in Sovilla, frazione di Nervesa della Battaglia, dove non a caso gli austroungarici stanno esercitando il massimo sforzo per sfondare verso la pianura trevigiana.

Attacchi e contrattacchi si susseguono a ritmo frenetico, si muore ovunque, ma gli imperiali non passano.

Ormai il XXVI è ridotto a un pugno di uomini, ma nessuno ha intenzione di cedere, menchemeno Ivo Lollini.

Quando non c’è più niente da perdere, un Ardito può solo morire con onore: perse le mitragliatrici della sua sezione, Ivo raduna i suoi superstiti, per l’ennesima volta innasta la baionetta e si va all’assalto.

Una grandine di pallottole accoglie gli Arditi e in tanti cadono, per non rialzarsi più; Ivo è ancora in piedi e con ciò che resta del suo Reparto giunge a contatto con il nemico, senza alcuna oggettiva speranza di vittoria.

E così, in modo spietatamente logico, Ivo cade, da Ardito…

Ivo Lollini e la medaglia al Valor Militare

Un anno dopo la morte, Ivo Lollini viene decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria e nel 1921 viene tumulato nella Certosa di Bologna dove tuttora riposa.

Sul Montello, alla memoria dell’Eroe è dedicata la Presa n. 17.

Michele Boscato

Michele Boscato
Avvocato trevigiano, cultore di storia e di umanesimo.

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