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Maggiore Mario Fiore eroe del Montello
Maggiore Mario Fiore eroe del Montello

Maggiore Mario Fiore

Eroi – La storia del Maggiore Mario Fiore.

Gli eroi del solstizio. Nello scorso numero di Marca Aperta, abbiamo gettato uno sguardo di insieme alla “Battaglia del Solstizio” nel settore del Montello e ne abbiamo ricordato i massimi protagonisti, ossia i tredici militari Italiani decorati di Medaglia d’Oro al Valor Militare: a partire da questo numero, riassumeremo le storie di alcuni di essi. Storie di Eroi.

La prima storia degli eroi del Montello che racconteremo è quella del Maggiore Mario Fiore, la cui vicenda ci ha sempre incuriosito e commosso, specchio com’è di un modo di percepire la Patria e l’appartenenza alla Patria oggi totalmente scomparso.

Mario Fiore nacque a Napoli nel 1875 e, avviatosi alla carriera militare nell’esercito regio, col grado di capitano partecipò alla guerra italo-turca in Libia negli anni 1911-12; nel 1918, è ufficiale superiore dell’antica Arma del Genio, che nella Grande Guerra aveva trovato la sua definitiva consacrazione, a causa delle peculiarità della guerra di posizione, che rendevano fondamentale l’opera di scavo delle trincee e dei camminamenti, la costruzione delle postazioni fisse destinate alle armi leggere e all’artiglieria, la realizzazione dei ricoveri (mediante scavo di gallerie sotterranee o edificazione di bunker in calcestruzzo).

Eroi del Genio

Nella logica del fante di trincea, un soldato del Genio è un “imboscato”, termine con il quale si indicavano non solo tutti coloro che avevano evitato la chiamata di leva, ma addirittura tutti i militari non direttamente impegnati nelle sanguinosissime operazioni di prima linea (artiglieria, genio, sussistenza, comandi, logistica).

In teoria, ciò poteva essere vero, posto che raramente gli uomini del Genio venivano impiegati nei combattimenti, ma l’offensiva austriaca del giugno 1918 sovvertirà qualsiasi schema e questi soldati vivranno il loro “giorno da leoni”.

Il comandante Mario Fiore

Mario Fiore è in quel periodo al comando del 79° battaglione Genio Zappatori, il cui comando è stabilito a Casa Rossi, tra Visnadello e Spresiano, e il cui compito consiste nel rafforzare le opere difensive dell’argine ferroviario da Spresiano a Ponte della Priula (i cui resti sono tuttora visibili, lungo la Statale Pontebbana), in una relativa tranquillità, interrotta solo da sporadici colpi di cannone e dai mitragliamenti eseguiti a volo radente da qualche aereo nemico.

Questa calma apparente cessa bruscamente la mattina del 15 giugno 1918, quando le fanterie austroungariche scattano all’assalto e in poche ore travolgono tutte le difese nella zona tra Giavera del Montello e Nervesa della Battaglia. Il pericolo è massimo e le risorse italiane limitatissime, solo un velo di truppe separa gli imperiali dalla pianura.

Zappatori in battaglia

Il 79° Zappatori è al casello ferroviario di San Mauro, presso Bavaria, frazione di Nervesa, dove riceve un ordine semplicissimo: arrestare a ogni costo l’avanzata austriaca. Fin dal primo giorno di battaglia, gli Zappatori resistono, disperatamente, con il loro comandante in prima fila.

Non dobbiamo dimenticare che tanto il 79° quanto Mario Fiore non avrebbero dovuto trovarsi in prima linea, i soldati, in quanto non addestrati al combattimento di fanteria, e il Maggiore Fiore in quanto ufficiale superiore (solo gli ufficiali inferiori, fino al grado di capitano, partecipano ai combattimenti).

Resistere

memoriale_mario_fiore

Memoriale del Maggiore Mario Fiore.

 Ma in quei momenti non esistono più regole: bisogna resistere, sino al limite dell’estremo sacrificio.

Così sarà anche per Mario Fiore.

Il 17 giugno 1918, verso le 15, dopo due giorni di lotta asperrima, spezzando gli assalti delle preparatissime truppe d’assalto austroungariche, egli per l’ennesima volta non esita e interviene in prima persona, per eliminare la minaccia rappresentata da una sezione di mitragliatrici infiltratesi troppo vicino alla linea italiana; si lancia all’attacco insieme ai suoi uomini, ma viene fermato da una micidiale raffica ravvicinata, che lo uccide sul colpo.

Nei giorni a seguire, i suoi soldati non cederanno un millimetro, meritandosi una citazione nel bollettino di guerra del 21 giugno 1918: “Il 79° Battaglione, combattendo a fianco della fanteria, confermò ancora una volta lo spirito di sacrificio e il valore dell’arma del genio”.

Mario Fiore  manifesto di una generazione

A Mario Fiore verrà assegnata la massima ricompensa al Valor Militare, come giustamente sottolinea una targa che ne indica la tomba, all’ingresso del Cimitero di Camalò – dove la sua salma venne traslata negli anni Venti – e il suo sacrificio viene ricordato anche da un piccolo monumento collocato a Bavaria di Nervesa del Montello, sul punto esatto dove l’Eroe cadde.

Egli e molti come lui avevano un senso del dovere e dell’italianità oggi davvero introvabile e l’unico modo per rappresentarlo degnamente consiste nel citare ciò che Mario Fiore scrisse nel suo diario e che può essere considerato il manifesto di una generazione: “Certo chi combatte per la Patria; chi alla Patria offre tutte le sue sostanze e la sua vita, deve essere, in quegli estremi istanti, animato da un sentimento sì nobile e sì grande che non sappiamo immaginare… Essi, sì, vanno incontro alla morte…: la vita è troncata, ma qualcosa rimane nei secoli: la loro opera, che affida i loro nomi all’immortalità!”.

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Michele Boscato

Michele Boscato
Avvocato trevigiano, cultore di storia e di umanesimo.

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