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Intervista a Ivan Bianchi
Intervista a Ivan Bianchi

Intervista a Ivan Bianchi: Redipuglia amore per il territorio natio

Redipuglia territorio e cultura

  • Chi è Ivan Bianchi?

Descrivermi su due piedi è un po’ difficile, soprattutto nel cercare di capire da dove partire. Sono nato a Fogliano Redipuglia, dove vivo e lavoro, nel 1997. Attualmente studio lettere all’Università degli studi di Udine dopo cinque anni di Liceo Classico Europeo ‘Uccellis’ a Udine. Sono giornalista, iscritto all’ordine dal 2015 e collaboro con varie testate, ma anche organista presso la Basilica Patriarcale di Sant’Eufemia in Grado e campanaro nel tempo libero.

  • Che cosa l’ha portato alla professione di giornalista?

L’Amore per il mio Territorio. Raccontare un territorio significa prima di tutto amarlo, amarne la gente, la storia, la cultura e le radici, sostanzialmente l’anima. Così, iniziando per scherzo sul settimanale diocesano Voce Isontina, i miei passi sono proseguiti nella direzione del giornalismo. Locale, ovviamente, ma che non vuol dire assolutamente di minor importanza rispetto al nazionale.

  • Di che cosa si occupa principalmente?

“Un po’ di tutto, tranne lo sport”, rispondo sempre quasi scherzando. Dalla cronaca alla cultura, dall’attualità alla politica. Si spazia. Anche se il microfono e la penna non si posano mai, quando non ci sono pezzi da scrivere o servizi da realizzare mi dedico ad una delle mie passioni, la musica sacra. Con la corale Santa Cecilia di Grado c’è un sodalizio che va avanti da qualche anno con ottimo successo. Ci si diverte e si porta avanti una tradizione secolare unica.

  • La cultura sacra e laica, dov’è la linea di confine?

Penso di avere, su quest’argomento, una visione del tutto mia. Non esiste una vera e propria linea di confine in quanto entrambe si tangono e si fondono, molto spesso, nonostante menti o pensieri vedano, spesso, l’una o l’altra da allontanare o da non prendere in considerazione. Entrambe, in quanto espressione di conoscenza e di amore, per il divino o per l’umano – concetti poi ribaltabili – collimano e si rendono indispensabili l’una per l’altra. Evitare di unirle porta con sé il grave rischio non solo di perdere sfaccettature uniche non solo di storia dell’umanità ma anche del futuro.

  • Quali sono gli avvenimenti storici che lei ritiene più condizionanti dell’attuale situazione socio-economica?

Vari. Ogni avvenimento storico porta con sé inevitabili conseguenze. L’ormai inflazionata proposizione ‘Historia Magistra vitae’ racchiude in sé perfettamente questo concetto. Tra i vari sicuramente la divisione tra due mondi e sfere d’influenza del secondo dopoguerra e l’inevitabile caduta del muro di Berlino. Nell’ultimo periodo, conscio del fatto che il tempo, ormai, si muove a ritmi talmente frenetici da far muovere anche i meccanismi della storia, adusi prima a fasi ben più lente, con ben più fretta, mi sento di inserire, con l’amaro in bocca, il periodo del Covid. Abbiamo riscoperto non solo il valore dell’’Homo faber fortunae suae’, ovvero il saper far da soli e arrangiarsi con quanto si ha nell’immediato e nella contingenza, ma anche il fondamentale valore della libertà.

  • La tecnologia contemporanea quali opportunità offre?

Innumerevoli. Sicuramente la possibilità, nel pratico, di salvare vite con più velocità e facilità di prima, dalla geolocalizzazione fino ai supporti logistici in mano ai soccorritori. Poi alla ricerca, alla scienza ma anche alla cultura. Quanti documenti digitalizzati ora possono essere consultati, potenzialmente, da ognuno di noi, mentre prima era necessario dotarsi di misure di sicurezza per evitare di distruggere per sempre qualcosa di fondamentale per la storia dell’umanità? Le opportunità che ci vengono offerte sono tantissime, necessario è sapere come sfruttarle. Un esempio tangibile lo vedo non solo sul lavoro, con la possibilità, grazie a computer sempre più piccoli ma potenti, di riuscire a prendere appunti in velocità e senza consumare eccessive quantità di carta, ma anche con la corale: essendo uno smemorato per quanto riguarda gli ‘attrezzi’ da portarsi appresso, mi dimentico spesso gli spartiti. Averli in un unico luogo è un risparmio e una grossa praticità.

  • Il domani, per lei che cosa dice?

Il domani è una sorpresa, unica e irripetibile, da cogliere lavorando nell’oggi. Ci attendono, come società, sfide nuove e mai provate, forse anche per questo vi è in generale un clima d’ansia. Ma è solo sapendo come muoversi e innovando sempre, “Innovare nella tradizione”, un motto che si deve ricordare per poter progredire.

  • Ci consiglia un buon libro?

Con estremo piacere. “Notturno sull’Isonzo”, di Alojz Rebula. Uno sguardo sul cosiddetto ‘Litorale’, quella zona che dalla valle dell’Isonzo arriva all’Istria. Un racconto corale dove il protagonista, un sacerdote sloveno, deve affrontare numerose sfide per mantenere integra la sua lingua, la sua cultura e la sua fede. Prima contro il fascismo, poi contro il nazismo ed infine contro il comunismo. Una ricerca di libertà e di respiro all’interno di un Secolo Breve che in queste zone si è abbattuto con tutta la barbarie dei nazionalismi mai sedati dall’Ottocento. Una lettura che si conclude d’un fiato, capace di trasportare il lettore tra le pieghe della storia e mai in un racconto banale.

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