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Pietro Bembo scrittore e cardianale
PIETRO BEMBO - ECCLESIASTICO

Pietro Bembo da Asolo a Firenze per conoscere la cultura italiana

La cultura da Asolo a Firenze

Pietro Bembo nasce a Venezia il 20 maggio 1470 da una nobile famiglia legata alla Serenissima, e conosce fin da giovane la lingua e la cultura letteraria toscana durante i viaggi compiuti assieme al padre a Firenze e poi a Messina.

Scrive un dialogo latino in cui racconta la sua esperienza siciliana e in particolare la sua ascensione sull’Etna, pubblicato nel 1496 a Venezia dall’editore Aldo Manunzio, con il quale inaugura un lungo sodalizio.

Conosce numerosi letterati dell’epoca tra cui Ludovico Ariosto, durante un soggiorno a Ferrara tra il 1497 e il 1499 e tra il 1502 e il 1505. Intreccia un’intensa relazione con la nobildonna veneta Maria Savorgnan e, come si pensa, con Lucrezia Borgia, figlia del papa Alessandro VI e moglie di Alfonso D’Este. Nel 1508 abbraccia la carriera ecclesiastica e nel 1513 è nominato segretario pontificio.

A Roma conosce Ambrogina Faustina della Torre, detta “la Morosina”, con la quale comincia una convivenza nel 1521 a Padova. Da questa unione nascono tre figli, Lucilio, Torquato ed Elena.

Nel 1539 Bembo viene nominato cardinale e torna nuovamente a Roma, dove muore nel 1547.

Gli Asolani

Nel 1505 stampa con Manunzio la sua opera giovanile più importante Gli Asolani, i tre libri ispirati al Decameron e ambientati ad Asolo, nella villa dell’ex regina di Cipro Caterina Cornaro. Si tratta di un dialogo in prosa in cui tre personaggi, Perottino, Gismondo e Lavinello, espongono tre punti di vista differenti sull’amore:
Libro I – L’amante Infelice è la negatività dell’amore
Libro II – L’amante Felice è la positività dell’amore
Libro III – L’amore Platonico che smentisce i precedenti verso un amore che contempla la bellezza.

Altre opere

Nel 1525 escono presso Aldo Manunzio le Prose della volgar lingua, un Trattato in tre libri, scritto in forma di dialoghi fatti nella casa del fratello dello scrittore, dove esamina il problema della lingua italiana in rapporto alle altre lingue. Si può dire un’opera che rispecchia il contrasto tra la lingua volgare e la lingua latina.

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